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L'EVENTO

Il club sportivo e ricreativo "Jastreb extreme" organizza insieme al Parco naturale "Žumberak - Samoborsko Highlands" la prima corsa podistica
Žumberak Trail che si svolgerà dal 17 al 19 agosto 2018 nella zona dello "Žumberak e Samoborsko Highlands".

La gara è progettata e pianificata come un evento di tre giorni per mostrare la bellezza naturalistica e storica della "Žumberak e Samoborsko Highland" e promuovere l'arte culturale e culinaria di questa parte della contea di Zagrebačka.

IL RACCONTO DI NAZARENO (Fonte sito Runningforum.it)

ZUMBERAK TRAIL ULTRA: L’ULTIMO LUNGO IN SALSA CROATA PRIMA DEL SOGNO

Cercavo una gara da inserire alla fine della preparazione per l’UTMB 2018. L’ho cercata un po’ dappertutto sul web, poi mi sono soffermato sul sito dell’ITRA per scandagliare le settimane precedenti e capire se c’era qualcosa prima del Bianco non troppo distante da casa.
L’interesse si era focalizzato sulla durissima CUET 60k, ma con il nuovo lavoro non c’era storia a chiedere un giorno libero per giungere in loco il giorno prima.
Serviva trovare una gara che partisse il sabato mattina almeno ma che fosse non troppo lontana. E allora ecco che la vicina Croazia, viene a fare al caso mio al momento opportuno.
Lo Zumberak Trail è alla prima edizione, ma gli organizzatori sono già in mezzo da tempo a organizzazioni di eventi di trail running ed orienteering in Croazia. Il loro stand minimal e colorato alla 100 Miles of Istria mi aveva colpito e allora perché non correrlo? Fra le gare in programma, c’è l’Ultra da circa 51 km con 2350m D+ che farebbe perfettamente da coronamento all’ultima settimana di preparazione for UTMB.
E allora mi impegno a scrivere all’organizzazione, mi preiscrivo, organizzo il viaggio, prenotiamo una stanza a Samobor, una ridente cittadina poco fuori Zagabria, non lontana dal parco di Zumberak dove appunto si svolgerà la competizione.
Una cena a dir poco informale, consumando borek al formaggio e altri prodotti da forno seduti su una panchina della centrale Trg kralja Tomislava (la piazza centrale della cittadina) e una Ozujsko da 0,5 sedendo sui tavolini di uno dei bei bar assiepati sulla piazza. La ridente cittadina è piena di sentierini che si intersecano per poi risalire verso le colline e le montagne che sovrastano la vallata.
Dopo una buona dormita, il sabato mattina ci indirizziamo verso la partenza. La partenza è fissata a bordo di un rifugio sito sulle prime colline sopra la cittadina che sta dall’altro lato del parco, Jastrebarsko.
La partenza è fissata alle 9, nel frattempo io e Marta veniamo accolti in maniera estremamente gentile dall’organizzazione che accanto al banchetto del ritiro pettorali/pacco gara ha fornito a tutti una lauta colazione a base di biscotti, torta al formaggio e altre prelibatezze homemade. Il tutto (per chi lo volesse) condito da rakia (la grappa fruttata tipica dei Balcani) addirittura bio!
Passano i minuti, sono già pronto, mi ero già preparato dopo il risveglio. Pausa inderogabile di 2°tipo in bagno (molto curioso quello del rifugio). Intanto nel frattempo la ragazza deputata a fare public relation in inglese ci ha assediato benevolmente di domande. Marta ora è fornita di cartine e depliant illustrativi con cui potrebbe passarci giorni.
Mi metto già vicino all’arco dello start e alle 9.01 dopo un countdown scandito in perfetto croato ma scadente inglese si parte! La giornata è perfetta al momento per spingere, fa caldo ma è sopportabile. Ciò che mi spaventa è l’ultimo tratto di gara, da correre sotto il sole fra le 12 e le 14-15.
Parto davanti ed assieme a me vedo subito chi mi darà filo da torcere. Ci sono Pavle Kruljac e Damir Kligl (che parte più dietro) e un forte ciclista che si sta dando al trail (Hrvoie Vlasic) più altri local di buon livello.
Dopo la prima salita appena appena accennata, si piomba in discesa su una larga sterrata, dove mi ci butto a capofitto. Sbuchiamo su strada e incrociamo le prima case. Qui ho Pavle dietro che mi sta alle calcagna e che poi rompe gli indugi e prende alcuni metri e mi sta davanti. Ha i bastoncini, pensando al percorso visto sul roadbook, non capisco il perché, ma son sempre circa 2400m D+ in 51 km scarsi. Intanto ci immettiamo in una bella sassata ripida (sul 15% medio), dove pur correndo non si va oltre i 7’ a km. Il percorso è bello e allenante. Nel tratto caratterizzato da continui saliscendi, vengo affiancato da un ragazzo completamente vestito Salomon, si chiama Bruno Radic e ha gambe che girano decisamente bene. I sentieri segnati bene dal Club Alpino Croato, sono un dedalo di sia in direzioni che possibilità. Pavle ha preso un po’ di vantaggio, ma intanto ho sempre il contatto visivo con Bruno. Sto bene e non sto forzando. Siamo attorno al 6° km, dopo un tratto ricco di salitine ripide e discese veloci, dopo aver passato un piccolo rifugio incastonato nel bosco, vedo in lontananza Bruno, cerco di riprenderlo e nello foga ad un bivio vado dritto. Purtroppo la tipologia di sentieri e il fatto che non mettano quasi mai frecce per indicare i cambi di direzione (le fettucce invece ci sono e in ottimo numero) mi fa sbagliare. Vado dritto su un sentiero che va verso valle e inizia ad essere anche divertente e tecnico. Ma capisco che sono troppi i metri senza fettucce. Ormai dopo 400 metri abbondanti, faccio marcia indietro. Perdo quasi 8-9’ almeno perché questo km in più è caratterizzato dal dovermi fare la discesa ripida in senso contrario, per intenderci quasi 100m D+ in nemmeno mezzo km .
Ritrovo l’incrocio maledetto e le fettucce che indicano la svolta a sinistra. Corro veloce in discesa, particolarmente arrabbiato. In questo lasso di tempo, ho perso qualcosa come 25 erotte posizioni, da terzo sarò circa trentesimo. In un misto fra serbocroato ed inglese dico a tutti che mi sono perso e che non sono un alieno che plana dal nulla. Supero in un paio di km circa una decina di persone e il km prima del primo ristoro lo tiro a 3’50” di media. Arrivo al ristoro, addento un po’ di frutta a caso, bevo…per erorre mezzo bicchiere di vino bianco e poi un misto di acqua e cola. Riparto sulla salita boscosa che si inerpica subito dopo, in zona Mali Lipovec. Qui corro praticamente tutta la salita dove gli altri corrono e supero un altro gruppo. A breve mi metto in testa di ingurgitare il primo gel di giornata. Ora il tratto più forestale che similcarsico si inerpica su un single track morbido, a tratti fangoso, superata l’asperità scendo in picchiata e trovo un altro gruppetto di 2-3 unità con cui salgo una ripida salita quasi tutta correndo mentre loro la camminano, chi con i bastoncini, chi senza. Su un tratto a mezza costa, trovo uno dei ragazzi dell’organizzazione, gli spiego la disavventura e mi dice che ora sarò più o meno decimo. Scendo sulla carraia successiva velocemente, anche qui oltre ad incontrare viandanti che camminano al lato opposto, che saluto, supero ancora qualcuno, mi rifaccio un laccio velocemente e via.
Superata la carraia, inizia un serpentina curiosa su strada dentro l’abitato di Dragonos (che bel nome!), successivamente aumento il ritmo superata la piccola salita per arrivare in cima al paese e in discesa supero altre 2 atleti. Entro nell’abitato di Jarusje dove si trova il primo CP. Mi guardo attorno, fra donne che lavorano a maglia e fanno lavori in giardino. Le saluto sommessamente e su una salitina ecco il ristoro/CP che si trova in un piazzaletto della terrazza di una ex casa colonica. Scherzo con i volontari e mi mangio albicocche e prugne homemade più 2 bicchieri di birra fresca . Si inizia a ragionare. Ora sono settimo e in lontananza vedo un atleta con la maglia gialla che avevo già notato prima di entrare al ristoro, mentre lui usciva. Corro veloce in discesa e lo vedo sempre più vicino. Sulla salita successiva, che lui cammina, lo riprendo. Ci scambiamo due chiacchiere al volo in inglese e avanzo. Dopo oltre 2h di gara , il caldo si fa sentire. Dopo questo strappo su asfalto, si torna su sentiero, in un tratto che per certi aspetti mi ricorda moltissimo l’Istria. Un tratto caratterizzato da sterpaglie e roccette, molto wild. Prendiamo nel frattempo un altro atleta con la maglia rossa e sulla successiva discesa, all’inizio single track, poi carraia, lo stacco. Il percorso di gara poi volge su un tratto off road in mezzo a proprietà private. In men che non si dica mi ritrovo solo soletto di nuovo sulla carraia principale, sotto il sole cocente che scalda non poco. Il tutto costeggiato dal ruscello che fluisce a uno-due metri accanto. Ho timore di perdermi di nuovo, per il semplice fatto che se ci sarà una deviazione netta di nuovo in bosco, intanto bevo a dismisura dalla borraccia e spero di farmi fregare. Corro a buon ritmo, sui 5’-5-15” a km questo tratto di carraia in leggera salita. Mi passa una macchina in senso contrario e mi accorgo che non ci sono più fettucce. Controllo ma niente. Ritorno indietro, un’altra macchina corre in senso opposto e mi sparge addosso un bel po’ di polvere. Ritorno ad una curva dove appena accennata, c’è una deviazione segnata con vernice fluo su un albero e poi le fettucce seguono quella direzione. Bisogna attraversare il ruscello e rientrare su single track. Lo faccio inneggiando improperi ai 4 venti. Ma sulla salita breve e ripida su roccia, riprendo prima uno e dopo l’altro i 2 superati dell’ultima ora. Saluto il ragazzo con la maglia gialla fluo e poi riprendo l’omone con maglia rossa, tale Kristijan Dolenac. Con Kristijan supero il tratto boscoso in cresta, dove lo stacco un po’. Finalmente dopo un’ulteriore strappetto si scende. Ormai i km sono oltre 30 per me (ne ho fatti quasi 2 in più) e il ristoro del 28-29° km non arriva più. Passato un piccolo tratto asfaltato in un tratto abitato, ecco il paese di Kordici, ristoro n.3 e 2° CP. Sono 5°, bevo acqua e birra e nel frattempo addento un po’ di cioccolato semi sciolto. Nel frattempo arriva Kristijan che si ferma forse 20 secondi, prende un bottiglione di acqua frizzante dal ristoro e se lo porta via. Lo seguo, ma devo digerire. Quindi sulla forestale successiva e nella risalita su asfalto fra le casere in cresta, mi stacca. Il tratto è suggestivo , si continua a cambiare fondo e il tratto è un susseguirsi di saliscendi infiniti. Passa il tempo e ora siamo a circa 4h di gara. A conti fatti, mancheranno circa 10 km all’ultimo CP. Intanto vedo un’antenna bella grande su una delle creste da attraversare. Entro nel paese di Golubici, dove svetta dall’alto una chiesa imponente. Un paese per lo più disabitato che contava quasi 300 abitanti fino agli anni 50. Dopo un tratto di ulteriori saliscendi ecco Brezovac Zumberacki e le sue vigne. Il ridente villaggio fa da apripista al penultimo ristoro che non è un CP. Rivedo Kristijan e con i due simpatici volontari scambio qualche battuta, dicendo che fa caldo bestia. Bevo per lo più acqua e cola e mangio una pastiglia energetica che tenevano sul banchetto. Li saluto e uno di loro mi dice di tener d’occhio i segnavia con la scritta “ZUT” in questo tratto.
Questo tratto è decisamente diverso da quanto visto e corso prima, un pratone infinito con erbacce altissime e strappetti letali . Dopo la prima rampa, inizia un tratto in cresta che finisce con una discesa in una proprietà privata. Dopodiché il percorso si snoda in un sentiero “inventato” scavato su una traccia off road. Una specie continuo minuscolo single track che attraversa severe sterpaglie e roveti assassini. Mi taglio diverse volte, impreco e finalmente il sentiero si allarga. Dopo un paio di tratti abbastanza tecnici e una piccola rampetta ripida che corro quasi completamente, ecco una discesa strettissima ed accidentata, pure ripida. La corricchio con il sorriso sulle labbra. Scendo di nuovo sulla carraia principale che sta a valle. Mi bagno il cappellino su un canale che scorre a lato e saluto un gruppo di simpatici signori croati intenti a pranzare su un tavolo in legno fuori da un bivacco-rifugio che si trova proprio lì.
La carraia polverosa, attraversa una cava e si fa ancor più polverosa quando due mezzi pesanti con i cui conducenti scambio saluti, alzano una vera e propria tempesta di sabbia! Faccio circa mezzo km a tutta con gli occhi socchiusi e poi ecco la deviazione che ci porta a sinistra. Siamo circa sulla soglia della maratona e la strada torna a salire. Bevo molto e mi bagno, poi mi metto a correre tutto il primo tratto di salita, così facendo supero un Bruno Radic in difficoltà. Lo saluto e dopo un piccolo tratto camminato, riparto di corsa. A breve prenderò un gel, nel frattempo, sull’unico tratto che spiana, riprendo Kristijan. Lo supero di corsa e nonostante una breve pausa pipì, non mi riprende. A breve comincerà il tratto ripido fino in cima. Saranno circa 5-600 D+ in pochi km. Al km 44-45 prendo il gel. Finito il tratto corribile, su salita max al 10%, ecco che comincia un mezzo km circa decisamente verticale. Ogni tanto faccio qualche metro di corsa, per tenere la gamba morbida. Arrivo con circa 45km e mezzo al ristoro-rifugio e terzo CP di Japetic. Chiedo come sono in classifica (pensavo di aver recuperato fino al podio), ma la volontaria mi dice quarto. “Ahia!”, penso.
Mangio velocemente altra frutta e bevo un bicchiere di birra e altro. Saluto tutti e chiedo indicazioni su dove scendere. Mi butto in picchiata, su una discesa ripida ripida. Dopo, inizia un tratto di discesa molto più facile, ingrano la marcia e dopo il tratto in bosco, il sentiero torna a farsi carraia e qui macino dei bei km. Saluto un gruppo di soccorritori del soccorso alpino croato. Ed inizio a prendere vari atleti, non dell’Ultra purtroppo ma della 25 km. Scendo su un pianoro attraversato da un ruscello, mi bagno di nuovo il cappellino. Intanto inizio a focalizzare l’attenzione anche sui messaggi che ogni tot metri vengono lasciati sugli alberi in alternanza con le fettucce. Sono cartoncini plastificati che verranno tolti dagli alberi dopo la gara e racchiudono messaggi in serbocroato ed in inglese. All’inizio non ci facevo molto caso perché ero interessato al percorso, ma ora i messaggi “dai che è finita” o “dai che ce l’hai fatta” fanno piacere ad esser letti. Il sentiero torna in bosco e ora è una bella distesa di terraglia a tratti melmosa. Su una delle rampe che alterno fra corsa e camminata prendo un paio di runner del gentilsesso della 25k e poi un paio di corridori maschi sempre della stessa gara. Dopo un bel po’ di salita, finalmente un tratto piano che corro bene ed ecco una rampa decisa che porta ad un rifugio presidiato da volontari della gara e qualche spettatore. Su un tratto fangoso che attraversa il tratto bordo fiume, cerco di correre sempre. Vedo in lontananza una radura, ma prima supero un’altra runner dell’altra gara con cui scambio un saluto. Il sentiero incrocia la strada ma prima di immettersi si inerpica nuovamente. Becco ancora un paio di runner, un uomo ed una donna. Su questa salita, cammino veloce e poi appena accenna a spianare torno a correre…ormai il mio TomTom segna oltre 52,5 km ed ecco lì in fondo l’arrivo. Alzo il braccio ed eccomi qua! 6h19’ per circa 52,7 km (quasi due in più della distanza di gara…) e medaglia di legno! L’organizzatore/speaker e la ragazza p.r. mi vengono incontro, mi fanno i complementi e mi chiedono le prime impressioni di gara. Dico tutto ottimo a parte i bivi non segnalati da frecce, dove appunto mi sono perso. Chiedo se sono a premio, in teoria no, ma l’organizzatore ci dà 2 ottime bottiglie di Tomac (normale e rosè), un ottimo vino frizzante prodotto in questo territorio. Dopo saluti e convenevoli post gara, mi lavo con la pompa dell’acqua del rifugio (le docce qui non ci sono) e poi mangio una pasta che scondita è dir poco. Fortunatamente le radler della Pan sono stratosferiche . Bevo in tutto un litro e mezzo di birra circa, Marta mi accompagna soltanto con metà di una radler (ma giustamente deve guidare al ritorno) e ce ne andiamo in direzione terme slovene rifrancati da un’esperienza diversa, molto “domaca”, molto spartana, ma molto vera. Salutiamo il parco di Zumberak-Samobor, con in mente il prossimo start che sarà niente di meno che…a Chamonix!!

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