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GARE E ALLENAMENTI PARTICOLARI DELL'ANNO 2023
PARTE 1 di 1

Sila3Vette 23

SILA3VETTE - CAMIGLIATELLO SILANO (CS) - 24/02/2023

ARTICOLO SULL'EVENTO

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MIA GARA

PARTE I - PROLOGO

Una gara in mezzo ai boschi della Sila, in pieno inverno, con neve, temperatura sotto zero e di notte. Ma che pazzia è mai questa? Eppure ogni anno ho monitorato questa gara, ma soprattutto per motivi lavorativi non ho potuto mai prendervi parte. 
Così nei primi di ottobre, quando leggo dell'offerta di iscrizione di 1 euro a km, clicco senza pensarci su e senza neanche avere davanti un regolamento di gara, visto che sul sito c'è solo quello dell'edizione passata.
E non ci ho più pensato fino a fine gennaio quando, andato a correre nella mia montagna con circa 30 cm di neve per neanche mezz'ora, ho realizzato di essere completamente impreparato e soprattutto non attrezzato a riguardo. In più, la settimana successiva in Sila erano previste temperature in quota prossime ai -15°C e da lì mi è salito subito un sommo timore verso questa gara, che sarebbe stata dopo neanche un mese.
Chiamo così uno degli organizzatori che mi dedica il suo tempo e mi consiglia cosa acquistare, a completamento delle cose che già possiedo. In più mi da diverse dritte e consigli su come affrontare questo tipo di gara, prospettandomi gli scenari più critici che mi possano capitare.
Parto subito con gli ordini online e dopo 15 giorni ho tutto ciò che mi serve. Ordino delle scarpe da Trail in Goretex, due paia di calzini di media lunghezza e invernali, un nuovo copricapo, una maglia al 72% in lana merinos, scaldini, altri guanti, barrette energetiche.
Ora ho pure più opzioni di alcune attrezzature, che sceglierò gli ultimi giorni in base alle condizioni meteo previste per l'effettivo giorno dell'evento.
La settimana della gara arriva un caldo completamente fuori stagione, tanto che il venerdì della partenza porta a Cosenza 22°C e in Sila una minima notturna di soli pochi gradi sotto lo zero. Questo mi fa essere più ottimista sulle criticità notturne ma non proprio tranquillissimo.
La sera prima della gara preparo lo zaino e incredibilmente riesco ad infilare nel mio 5 litri: 1 piumino, 1 maglia termica di riserva, 1 calza lunga di riserva, la seconda frontale, 6 batterie AAA, 5 barrette, 4 mezzi sandwich con burro di arachidi, due borracce da 500, una mappa del percorso con i miei appunti, il telefonino (con sopra caricata l'app dove l'organizzazione ci monitorerà), due teli termici, due buste da usare per i guadi, un paio di guanti di riserva, tre scaldini.  
La notte prima della gara mi addormento subito verso le 22, ma è solo un falsa illusione perchè alle 23 sono già sveglio e così rimarrò fino a quasi le 2. Poi dormiveglia fino alle 5:25 e infine alle 6 mi alzo definitivamente, più stanco di quanto sia andato a letto. Mi sento esausto e assonnato e mi tocca pure lavorare fino alle 13... Dopo una mattinata di sbadigli e un rapido ripasso del percorso, stacco dal lavoro e torno a casa, mangio qualcosa e mia moglie mi convince ad andare a provare a riposarmi. Poggio la testa alle 14:15 sul cuscino e alle 15, dopo l'impressione che non fosse passato neanche un minuto, lei mi sveglia, come da accordi. Mi alzo e mi sento rinato, tutta la stanchezza mattutina sembra sia scomparsa. Bene, ora sono davvero pronto a partire in direzione di Camigliatello Silano!

IN ATTESA DI PARTIRE
Mentre salgo in macchina verso la Sila mi guardo in giro e vedo pochissima neve. Solo un po' più accumulata nelle zone dove non arriva il sole e così mi illudo che sarà sul percorso. Sbagliando.
Arrivo per le 17 nella zona della partenza, chiedo ad un ragazzo dove si trova la Stazione di posta NDUT, appunto sede di partenza e arrivo, e mi dice che è poco più sopra ma che occorre parcheggiare lì a bordo strada e così faccio. 
Parcheggio e mi reco subito al rifugio, dove ritiro il pacco gara (composto da una borraccia, una bibita al mandarino e la medaglia di legno) e attivo l'app di tracking sul telefono col numero di pettorale che mi hanno attribuito. Faccio una foto alla partenza e inizio a saggiare coi piedi lo sprofondamento nella neve presente già lì, dove centinaia di persone ci sono già passate. Ma non faccio collegamenti mentali con ciò che mi potrebbe aspettare sul percorso... La voglia di partire è tanta e penso solo a voler iniziare questa avventura il prima possibile.
Me ne torno in macchina e inizio a prepararmi, che tanto devo essere sotto l'arco per le 18 per il briefing, con partenza alle 19. Provo le ghette lunghe ma ho l'impressione che non siano proprio aderenti alla scarpa, così alla fine decido di mettere le ghette corte, che avevo usato solamente alla gara sull'Etna e che in pratica non erano servite a nulla se non a tagliarmi la pelle. Ci sono 4 gradi e vorrei ininiziare a correre (si, ancora mi illudo che sarà una gara in cui correrò...) solo con l'intimo termico in merinos e la giacca Bonatti Salomon, ma poi reputo che l'attesa alla partenza mi potrebbe far infreddolire troppo, così metto anche il secondo strato, composto da una semplice maglia felpata Kalenji. Ritengo sempre che il piumino non mi servirà ma in caso di emergenza potrebbe sempre tornarmi utile quindi lo lascio a riempire il 70% del mio zainetto. Che tanto non avrei altra roba da metterci (a parte il power bank che all'ultimo momento decido di non portarmi dietro, tanto l'orologio l'ho testato fino a 9 ore e tiene di sicuro fino a quando arrivo... quante illusioni!). Vado nella zona di partenza dove c'è pieno di atleti, di cui molti proveniente di fuori regione e qualcuno anche dall'estero. Scopro che l'80 km parte insieme alla 40 e che quindi faremo circa 22 km di percorso insieme.
A stare fermi fuori fa freddo, così dopo aver scambiato qualche parola con qualcuno vado nel rifugio dove tra focolare e fungo a gas c'è un piacevole tepore. 
Nel briefing pre gara raccomandano i soliti accorgimenti sulla sicurezza e dicono che la prima parte della gara fino al rifugio di Monte Scuro è stata già  calcata dai partecipanti alle altre gare e che la Strada delle Vette che da Monte Scuro porta a Botte Donato è stata invece già battuta dai mezzi di Ferrovie dello Stato che ringraziano. Resta "vergine" solo l'ultimo tratto, che dal 22° porta all'arrivo e che non faceva parte dei percorsi delle altre gare. In realtà qua avevo frainteso io perchè ero convinto che l'ultimo tratto vergine fosse quello che dal 32° portava all'arrivo...
Alla domanda diretta di "ciaspole si o no" gli organizzatori restano sul vago, quindi io reputo che in caso di necessità ce le avrebbero fornite, dietro noleggio a pagamento per come mi era stato detto. 
Ci informano anche che questo dovrebbe essere l'ultimo anno di gestione Pippo e Mara e che dall'anno prossimo probabilmente cambieranno tante cose...
Detto ciò, alle 19 siamo pronti a partire: ormai l'adrenalina ha stravinto contro qualsiasi timore e ho solo voglia di mettermi in viaggio per la mia prima gara in notturna.

 

PARTE II - L'AMARA SCOPERTA
Con in sottofondo la colonna sonora del Gladiatore ci danno il via (siamo in tutto 108, 97 della 40 km e 11 dell'80), mentre i fuochi d'artificio illuminano il buio della notte dando vita ad una partenza spettacolare. La traccia fornita dall'organizzazione l'ho caricata sull'orologio ma già so che il tratto iniziale è errato, in quanto nell'edizione in cui è stata registrata la traccia si partiva dal centro di Camigliatello. Ma tanto non si può sbagliare perchè si cammina in colonna in uno stretto sentiero nel bosco e in ripida salita. Credo di essere l'unico partecipante alla gara senza bastoncini... 
Siccome mi ero schierato nelle retrovie, inizio già a fare qualche sorpasso, dovendo però farlo saltellando lateralmente al sentiero nella neve non battuta. Ma la coltre di neve non è alta quindi non ho problemi e recupero qualche posizione. 
Dopo circa un chilometro sbuchiamo sulla strada asfaltata che porta da Camigliatello alle piste da sci. Vedo diversi atleti che conservano sci e ciaspole e ne approfitto per recuperare altre posizioni perchè finalmente posso correre liberamente. Il problema è che dopo circa 150 metri la strada asfaltata è terminata e si sale di nuovo sul sentiero innevato che costeggia inizialmente la pista sciistica. 
Si sale ma gli atleti sono più distanziati l'un l'altro. La neve è presente ma effettivamente il passaggio di altri prima di me non mi fa avere particolari problemi. Continuo a recuperare posizioni e a scambiare parole con quelli che raggiungo. Saluto Antonio, l'organizzatore dell'Ultra Trail Li Foji che mi invita a partecipare all'edizione di quest'anno che sarà a giugno, faccio due chiacchiere col ciclista che arriverà poi primo alla 80 km e scambio due parole anche con Davide, un ragazzo pugliese di cui parlerò in seguito. Raggiungo tanti atleti e li supero senza problemi semplicemente camminando nella neve. 
Quando arrivo intorno al 4° km già non vedo nessuno dietro o davanti a me, se non raramente qualche luce in lontananza. E qua inizio ad avere problemi perchè la neve è pochissimo battuta e sprofondo. Dopo un po' infatti mi raggiunge e supera facilmente un atleta campano con le ciaspole, di cui ancora non ho capito se facesse la 40 o la 80. 
Ci saranno intorno a zero gradi, ma avverto molto caldo tant'è che mi apro la giacca. Sento solo il silenzio della notte e qualche uccello notturno che canta in lontananza e, nonostante il bosco sia fitto intorno a me, ogni tanto scorgo il cielo stellato e un piccolo spicchio di luna ad illuminare il cielo.
Ad un certo punto arrivo ad una biforcazione del sentiero: a sinistra ci sono le insegne per il rifugio di Monte Scuro, mentre a destra si continua col sentiero principale. La traccia del mio orologio è in tilt e non so che via prendere. Provo anche col telefono e l'app ufficiale e non ricevo indicazioni utili. Da entrambi i sentieri sono passati persone a giudicare dalle impronte, ma non riesco a decidere che direzione prendere. Temporeggio forse 20' ma non mi raggiunge nessuno da dietro. Siccome mi sto raffreddando, decido di continuare sul sentiero principale e per fortuna sarà la scelta giusta.
Dopo un neanche un chilometro infatti raggiungo di nuovo la strada asfaltata e, nonostante sia in forte salita, mi metto a correre. So che sono vicino al primo rifugio e mi illudo che la Strada delle Vette sarà anch'essa così, completamente libera da neve. Attorno alla fine dell'8° km però trovo Saverio, uno degli organizzatori, che mi dice di lasciare la strada e dirigermi a destra, perchè invece di farci arrivare al rifugio dall'asfalto ci vanno salire su una collinetta innevata, passando tra gli alberi e senza alcun sentiero. Faccio questo tratto insieme ad un atleta con gli sci che nel frattempo ho raggiunto e insieme a lui giungiamo al rifugio di Monte Scuro (e siamo a 9 km e oltre quota 1.600 m). Qua prendo solo una bottiglietta d'acqua da mezzo litro che travaso nella mia borraccia, firmo sul foglio dei passaggi (accorgendomi che prima di me tra le due gare sono passati da qui ancora pochissimi atleti) e riparto insieme allo sciatore, il quale mi dice che invece di fare il giro da dietro, possiamo "tagliare" di fianco al rifugio e raggiungere immediatamente Strada delle Vette. Lo seguo e per poco non ci facciamo male a scendere da quella scarpata che lui mi fa percorrere, comprensiva anche di salto di staccionata.
Arrivati giù gli chiedo che direzione prendere e lui mi dice che siamo già arrivati. Mi continuo a guardare intorno e vedo solo neve, ma lui mi conferma che siamo già su Strada delle Vette. Sono incredulo perchè me la immaginavo ripulita o almeno battuta, invece vedo pochissime tracce di passaggio di altri prima di noi. Mi rimetto in marcia e lo stacco subito, perchè con gli sci in salita immagino sia abbastanza faticoso e dopo poche centinaia di metri torno ad essere da solo. Cerco di camminare in maniera più leggera possibile per non sprofondare e, se solo provo a correre, le gambe affondano e la neve mi arriva quasi alle ginocchia. La strada è abbastanza larga e ciò fa perdere la protezione del bosco, il vento freddo notturno mi induce a chiudermi bene la giacca e quella sensazione di caldo che avevo fino al rifugio mi abbandonerà per tutta la fase successiva della gara. Ad un certo punto la strada inizia a scendere e riprovo a correre, ma dopo poche decine di metri mi sprofonda il piede sinistro che fa da perno e mi trovo catapultato a terra di schiena. Nessun problema con tutta quella neve, mi rialzo e riprendo il cammino.
Al 14° km dobbiamo abbandonare Strada delle Vette per tornare sul sentiero. Vedo non lontani da me un paio di atleti, ma credo siano attrezzati con ciaspole o altro e subito allungano e spariscono nel buio della notte. Nel sentiero si sprofonda più seriamente ma so che il rifugio di Monte Curcio dista solo un chilometro, quindi proseguo tranquillo. Dopo circa 500 faticosi metri, esco dal bosco e raggiungo la pista da sci, nello stesso punto in cui sono sbucato nella gara che ho fatto la scorsa estate. Anche di notte riconosco il passaggio e quindi piego subito a destra e stavolta mi trovo proprio sulla pista e questa si che è veramente ben compattata. 
Inizio la risalita verso il rifugio, ben sapendo che mi aspetta però una salitina breve ma durissima prima di raggiungerlo. Ma proprio mentre sto virando verso destra, vedo arrivare all'orizzonte un enorme macchinario pieno di luci che sembra un'astronave. E' una di quelle macchine che battono la neve sulle piste da sci e non ne avevo mai vista una così da vicino prima d'allora. Il conducente mi fa segno, così mi avvicino e lui mi dice che sto sbagliando e che devo andare verso sinistra. E così faccio.
Seguendo le sue indicazioni in effetti arrivo sempre allo stesso punto e allungo un po' il percorso, ma la salita è molto meno accentuata. Giungo così al Rifugio di Monte Curcio (16° km e 1.750 m slm) dopo 3h 15', con un margine di 45' su questo che era l'unico cancello orario previsto sul percorso. Entro nel rifugio e trovo solo un paio di persone che lì lavorano. Mi faccio dare una bottiglietta d'acqua da mezzo litro e mi siedo ad un tavolo. Mi scatto un selfie (che sarà l'unico della gara) e dico a casa che va tutto bene. Potrei ordinare anche qualcosa da mangiare ma per il momento sto mandando giù le cose che mi sono portato dietro da casa e ritengo di essere apposto così. Nonostante sia qua previsto il cancello orario non c'è nessuno che segna i passaggi e questo credo sia molto pericoloso per coloro i quali arrivino in questo punto 2-3 o più ore dopo il mio passaggio. Comunque saluto e torno all'aria aperta, dove stavolta lo sbalzo termico tra dentro e fuori mi fa avvertire brividi di freddo. 
Da Monte Curcio si scende di nuovo verso la Strada delle Vette per quasi un chilometro ma stavolta è davvero tutto battuto tipo le piste, così riesco a correre in continuità e mi riscaldo velocemente. In questo tratto in discesa mi sorpassa l'atleta in bici che poi vincerà la 80 km e incontro un atleta con gli sci che sta tornando indietro verso il rifugio. Mi dice che ha delle vesciche ai piedi e si ritira.
Arrivato di nuovo sulla Strada delle Vette, stavolta trovo a sorpresa che è stata anch'essa davvero tutta battuta con qualche mezzo e riesco a correre per fortuna, perchè essendo la strada non protetta dal bosco, è soggetta ad un vento gelido che mi fa rabbrividire. 
Poco prima del 20° la strada però inizia a salire di nuovo, perchè ci avviciniamo a Monte Botte Donato, la vetta più alta dell'altopiano silano. Raggiungo e supero un ragazzo con gli sci e mi avvicino sempre più ad un atleta con le ciaspole, fino ad arrivarci a circa 60-70 metri. Poi però la strada sale maggiormente e la neve è meno battuta, così rallento in automatico e la distanza tra di noi aumenta di nuovo.
Mi guardo spesso in giro perchè ho paura di perdere il bivio che divide la 40 dalla 80 km (nel briefieng ci avevano detto che qualcuno ogni anno qua aveva sbagliato), ma quando vi arrivo effettivamente non si può sbagliare perchè la freccia a sinistra è molto evidente. E purtroppo l'atleta con le ciaspole che mi precedeva vira a destra continuando sulla Strada delle Vette (quindi fa l'80 km) e mi lascia proseguire da solo. E qui inizia e quasi finisce la mia vera gara, dopo circa 22,5 km e 4h 30' dalla partenza, e a 1.800 m slm.

PARTE III STORIA DI UN SICURO RITIRO MANCATO
Non appena imbocco lo stretto sentiero nel fitto bosco capisco che sarà molto dura: non vedo tracce di alcun passaggio di scarpe tra la neve, se non qualche leggera impronta di ciaspola e di sci. Sono quindi il primo che passa da qui senza attrezzature ai piedi. Fino a Fallistro, ossia la prossima strada e qualche casa in prossimità del percorso, mi aspettano circa 10 km di cammino che non sarebbero tanti se non fosse che procedo con una media di 15-25 minuti a chilometro. 
Solo il pensiero di tutto questo tempo da passare immerso con le gambe nella neve mi fa andare in crisi di testa. Guardo spesso l'orologio ma ogni volta vedo che sono avanzato solo di qualche decina di metri. Avere qualche altro atleta nelle vicinanze mi aiuterebbe a divagare un po' con la mente ma non vedo e sento nessuno nel silenzio della notte. Continuo a bere e provo a mangiare la seconda barretta energetica, ma non riesco ad ingoiarla, tant'è che alla fine mi arrendo e la rimetto nella tasca dello zaino. E soprattutto ho le dita dei piedi completamente congelate. Prima le sentivo fredde, poi doloranti e poi inizio a non sentirmele più neanche quando provo a muoverle. Nonostante le ghette, nel movimento continuo di entrare ed uscire dalla neve, un po' di essa penetra nella scarpa. E comunque lo stesso sudore del piede mi si è gelato addosso perchè i piedi sono ormai da ore immersi nella neve. Capisco che così non ce la potrò mai fare ad arrivare al traguardo e ogni tanto mi fermo non appena individuo qualche piccola chiazza sotto gli alberi senza neve, in modo da almeno tenere i piedi meno esposti al freddo contatto col ghiaccio. E così decido nella mia testa di ritirarmi, anche se per farlo devo arrivare alla zona di Fallistro comunque perchè non vedo come mi possano venire a prendere in quello stretto sentiero in mezzo al nulla (e invece poi ho scoperto che i soccorsi hanno fatto diversi interventi con le motoslitte...). Già penso a come dirlo alla mia famiglia, ai miei amici reali e virtuali, ai colleghi... so già che loro capiranno la mia scelta, visto che già prima non capivano come io potessi affrontare una sfida simile. Ma quello che non mi va giù del ritiro è come farlo accettare a me stesso. Non mi sono mai ritirato in vita mia e porto sempre tutti miei impegni fino in fondo. Perchè stavolta non ha funzionato? Ok, con le ciaspole sarebbe stato diverso, ma sapevo della possibilità che potessero servire e me le avrei potute noleggiare e portare dietro ugualmente. Ho sottovaluto il troppo tempo con i piedi nella neve, convinto che con le scarpe in GTX e le calze invernali sarei riuscito a sopportare tutto ciò. Non riesco a capacitarme dell'idea di aver fallito. E in mezzo a questi pensieri continuo a proseguire a passo di lumaca.
Anche quando il percorso inizia a scendere continuo ad andare lentamente perchè in discesa i miei piedi sprofondano ancora di più, così all'ennesima piccola zona di terreno scoperto mi fermo di nuovo e ricomincio a muovere le dita dei piedi nella speranza di non incorrere in qualche guaio serio. Non so questo quando è accaduto esattamente, direi tra il 25° e il 26° km. Comunque ad un certo punto vedo una luce in lontananza che scende verso la mia direzione. Dopo qualche minuto arriva Davide, il ragazzo che avevo incontrato nella prima salita, anche lui senza ciaspole ma con i bastoni. Beh, ho potuto vedere con i miei occhi la differenza di sprofondamento nella neve tra lo scaricare una parte del peso sui bastoni e non averli affatto come il sottoscritto.
Spiego a Davide l'accaduto e mi dice che anche lui ha i piedi freddi, ma non gelati. Mi dice che lo scorso anno aveva fatto la gara ma che con la neve di quest'anno viaggiava con un paio d'ore di ritardo. Poi mi spinge a proseguire con lui e inizia a fare strada. Finalmente che ho qualcuno davanti e delle impronte nella neve in cui mettere i miei piedi già mi fa sentire meglio. Inoltre, lui mi dice anche che il Rifugio di Fallistro è operativo (non so perchè io nel regolamento questo neanche l'avevo letto) e che lì c'è quindi un posto caldo ad aspettarci. 
Così andiamo avanti sempre lentamente ma parlando il tempo passa più in fretta e la fatica si sente di meno. Ci alterniamo davanti a fare strada, finchè uno con gli sci non ci sorpassa in discesa. Ma anche se lentamente andiamo avanti, io coi piedi sempre congelati e con l'idea in testa di ritirami a Fallistro. Intorno al 30° km sbagliamo anche strada: l'insegna Fallistro dice di andare a destra, mentre c'è una specie di fettuccia a sinistra. Dopo una decina di minuti di indecisione, proviamo a seguire la fettuccia ma dopo circa 300 metri ogni traccia umana sparisce lasciando solo neve vergine davanti ai nostri occhi. Così torniamo indietro e all'incrocio prendiamo il sentiero indicato dell'insegna. 
Al 32° km raggiungiamo il fiume Neto, che dobbiamo guadare per forza. Gli altri piccoli torrenti incontrati fino ad allora eravamo riusciti ad attraversari saltando di pietra in pietra. Io ho dietro due buste di plastica che il regolamento diceva di portare per questi casi, mentre Davide le ha dimenticate. Gli dico che passerò per primo io e che gli lancerò poi le buste dall'altra parte. Così indosse le buste, le lego e inizio ad attraversare. Il contatto indiretto con l'acqua gelida e con quel poco che è comunque entrato nella busta è devastante sui miei piedi gelati. Arrivato dall'altra parte, metto le buste una nell'altra, ci inserisco una pietra e dico a Davide di illuminarmi un punto vicino a lui perchè se le lancio al buio rischio di tirargliele in testa. Non so come ma il lancio avviene in maniera perfetta, mentre io ero convintissimo che le avevo tirate in acqua. Così attendo Davide che fa la mia stessa procedura. Arrivato dall'altra parte anche lui, raccogliamo le buste e iniziamo a salire verso la vicinissima strada, che abbiamo individuato prima per effetto di una macchina che vi era passata.
Quando giungiamo sulla strada asfaltata (che dura sole poche centinaia di metri) non ci sembra vero non trovare neve. Incrociamo un'auto dei carabinieri che proviene dal rifugio e finalmente lo raggiungiamo anche noi (siamo a circa 33 km e quasi 8h 30 di gara). 
Non appena entro mi trovo davanti Pippo, l'organizzatore della gara, e gli dico subito che non ho intenzione di ripartire per le condizioni dei miei piedi. 
Nel rifugio troviamo ogni ben di Dio già pronto per noi: vassoi di prosciutto crudo, capocollo, soppressata e ogni altra specialità culinaria calabrese, dolce e salata. Così ordiniamo alla ragazza del rifugio un paio di tè caldi e andiamo a sederci vicino al fuoco. Togliamo scarpe e calze e attendiamo che i nostri piedi recuperino un po' di calore, mentre io mi mangio pane e capocollo a volontà e credo 6-7 pezzi di torta al cioccolato. Restiamo al rifugio credo 30-40'e vediamo tanti atleti raggiungerci e ripartire prima di noi da lì. Poi ad un certo punto decidiamo di rimetterci in marcia (e si, lo decido anche io, con la stessa mia enorme sorpresa). Resta un problema: ok che abbiamo i piedi asciutti e le calze di ricambio, ma non appena rimettiamo i piedi nelle scarpe siamo di nuovo inzuppati. 
Così mi viene l'idea di mettere nelle scarpe gli scaldini, che però non ho mai usato prima. Apro la confezione e attendo un po' che si attivino senza esito. Sulla confezione c'era scritto che si sarebbero attivati dopo 20 minuti ma non volendo attendere oltre, me ne infilo uno per ogni scarpa, sotto i piedi, e riparto. Hanno un certo spessore e sono certo che mi provocheranno qualche vescica, ma tutto è più sopportabile di congelarmi di nuovo i piedi.

 

PARTE IV LE ULTIME FATICHE
Uscito dal rifugio avverto di nuovo lo sbalzo termico tra il piacevole tepore del fuoco all'interno e il freddo esterno. L'organizzatore Pippo prima di uscire ci dice che con un paio d'ore dovremmo percorrere i circa 10 km rimasti e arrivare a destinazione, ma non ne è sicuro perchè ancora da questo tratto nessun concorrente è ancora passato fino a giungere al traguardo. 
Trovandoci poco sopra i 1.400m slm e quindi al punto più basso del percorso, partenza/arrivo esclusi, il sentiero che imbocchiamo subito è ampio e senza neve. Iniziamo quindi ad avanzare velocemente e ci riscaldiamo subito. Davanti e dietro a noi ci sono in tutto altri 5-6 atleti, quindi non siamo più soli a proseguire sul tracciato.
Mi accorgo che la mia frontale non illumina più come prima. Ho quella di riserva e le batterie nello zaino, ma non ho voglia di fermarmi a sostituirla. Ad accorgermene prima l'avrei fatto con calma nel rifugio. Decido che per il momento mi farò bastare la luce che fa.
Dopo poche centinaia di metri la neve ricomincia a coprire tutto il sentiero e siamo di nuovo nella neve che, man man che avanziamo e aumentiamo di quota, aumenta il suo spessore.
Non riesco a capire se gli scaldini stanno facendo effetto o meno, ma sentendo i piedi solo freddi e non gelati proseguo tranquillamente. L'altro vantaggio è dato poi dal fatto che coloro i quali al rifugio ci hanno oltrepassato, hanno lasciato impronte nella neve in cui posso mettere i piedi, diminuendo la fatica di sprofondare e disincastrare il piede nella neve ad ogni passo.
Si prosegue nel fitto bosco e con rare indicazioni sul tracciato, ma siamo un bel gruppetto e con le tracce degli orologi riusciamo a proseguire sulla via corretta anche quando abbiamo qualche dubbio su quale direzione prendere.
Quando tutto sembra andare per il verso giusto, proprio mentre sto per l'ennesima volta sollevando dalla neve la gamba destra, ecco che mi arriva un crampo al bicipite femorale. Sono di nuovo nei guai. Dovermi fermare adesso mi sa di beffa perchè dopo aver superato la parte difficile ritenevo che ormai il traguardo fosse ampiamente alla mia portata. E invece ad ogni passo devo fare attenzione al modo in cui sollevo la gamba, devo farlo lentamente e col piede inclinato in un certo modo per far si che il dolore resti controllabile. Ma un paio di volte perdo l'equilibrio e il crampo irrompe con tutta la sua irruenza, bloccandomi il muscolo e facendomi sentire un dolore tanto forte che mi fa perdere l'equilibro e cadere nella neve. 
Per non so quanto tempo e chilometri tengo la mano destra a comprimere quella zona e sento che in questo modo il rischio di fitte forti diminuisce. Davide mi offre più volte i suoi bastoncini per darmi supporto alla gamba, ma io rifiuto sempre perchè non mi sembra giusto privare lui dell'attrezzatura che si è portato dietro. 
Intorno al 35° km guardo l'orologio per verificare la traccia e mi accorgo che è spento. Dopo 9h 49' di onorato servizio la batteria è andata. E io che pensavo che il power bank non mi sarebbe servito e l'ho lasciato in macchina... vabbè, tanto siamo in gruppo, non mi perderò di sicuro.
La parte di salita è terminata e ora che ci sono molti tratti in discesa o comunque salite brevi, sento che il problema crampo sia rientrato. 
Arrivati ad un certo punto vediamo che gli atleti davanti a noi lasciano il sentiero che piega  verso sinistra per dirigersi fuori pista sulla destra. Chiediamo lumi e ci dicono che la traccia porta da lì. Non avendo io possibilità di verificare gli vado dietro e così fanno Davide e gli altri ragazzi che ci seguono. 
Dopo ripide salite, alberi caduti, rami fitti, buche e altre avversità, finalmente ci ricongiungiamo al percorso corretto. Se quella era una scorciatoia, di sicuro ci ha fatto più perdere energie e tempo che recuperarne.
Ma passato questo tratto, capisco che è davvero finita. Si inizia a scendere sempre più e in alcuni tratti, seppur brevi, addirittura non c'è neanche neve. Sento che potrei anche correre, ma non voglio rischiare di risvegliare il mio crampo, così proseghiamo in 5: io, Davide, una coppia pugliese e un altro atleta che però poi allunga e lo perdiamo di vista.
Quando arrivamo sulla strada asfaltata e sgombra di neve di Camigliatello mi sembra un miracolo, dopo tutto quello che è accaduto nella notte. Sono circa le 6 e ormai il cielo è in fase di albeggiamento. Cade anche qualche goccia di pioggia.
Il giro in Camigliatello per raggiungere il traguardo dall'altro verso rispetto a cui siamo partiti è veramente contorto. Per fortuna i ragazzi con me lo hanno fatto già nell'edizione precedente, altrimenti per me sarebbe impossibile da orientarmi in mezzo a tutti quegli incroci e cambi di direzione. Dopo l'attraversamento di un parco giochi e una ripidissima quanto breve salitina, sbuchiamo sulla strada asfaltata che finalmente riconosco, perchè poco più sotto vi è parcheggiata la mia auto. E' la stradina che dalla via principale porta alla Stazione di posta NDUT. 
Facciamo un paio di curve, l'ultima gradinata coperta di neve e siamo davanti alla stazione e al gonfiabile della partenza. Non c'è nessuno ad aspettarci all'aperto, com'è giusto che sia, così ci facciamo le foto finali di rito ed entriamo nel rifugio a comunicare il tempo di arrivo e firmare il foglio dei finisher. Siamo arrivati al traguardo dopo 11h 15' e circa 42 km, perchè anche alla traccia di Davide che segna oltre 41 km manca quasi un km iniziale in cui il suo orologio forse non ha trovato il segnale. Guardando la classifica degli atleti arrivati, a parte i primi due (sci e ciaspole) che sono arrivati 1h e mezza prima di noi, gli altri 12 atleti ci hanno preceduto tutti nel raggio di soli 20'. Il mio gruppetto si piazza quindi al 15° posto, su 98 atleti partiti e 51 giunti al traguardo. 
Che dire di questa gara: ecco, già non riesco a definarla come gara, perchè la competizione è solo verso se stessi, cercando di portare a casa la pelle. E' un'incredibile avventura che inevitabilmente mi vedrà ai nastri di partenza negli anni seguenti. 
L'organizzazione ha forse qualche pecca, perchè sicuramente il suggerimento di utilizzare le ciaspole sarebbe stato ben gradito (ma siccome molti concorrenti le avevano, siamo stati noi altri in torto a non portarle).
Quando si organizzano eventi di questo genere, dove più volte viene ribadito che si necessita di una certa esperienza in condizioni estreme in montagna e di autosufficienza, c'è poco da aggiungere. Chi si iscrive deve saper valutare a cosa va incontro e andare preparato a riguardo. 

data: 24-25/02/2023
distanza: circa 42 km 
dislivello: circa 1.350 m
n° finisher: 51 su 98 partenti
mia posizione: 15° 
tempo:       Vittorio    11h 15'    (16'04''/km)

Vincitore (sci):  Giuseppe Morena      9h 40'   (13'49''/km)    

Vincitrice (run): Antonello Semeraro  9h 40'   (13'49''/km)

Panoramica '23

PANORAMICA DI PRIMAVERA - LAMEZIA TERME (CZ) - 16/04/2023

LA MIA GARA

La Panoramica di Primavera è solitamente la prima occasione dell'anno per incontrarsi con i compagni di squadra e così è stato anche questa volta, essendo i partecipanti della Kos Running ASD ben 11. 
Purtroppo il tempo nel pre gara non è clemente e la pioggia incessante ci fa rifugiare all'interno del bar di fronte proprio l'area di partenza. Scambiatici i saluti ci dirigiamo verso le nostre auto per il cambio e, dopo un po' di riscaldamento e le foto di rito, ci disponiamo nei pressi del gonfiabile della partenza.
Rispetto agli altri anni mi metto il più avanti possibile perchè in mezzo a noi ci sono anche quelli della non competitiva che potrebbero causare qualche caduta o forte rallentamento nelle prima centinaia di metri del percorso.
Allo start riesco in effetti a partire spedito con il mio passo, senza alcun intralcio, mentre vedo alcuni miei compagni di squadra più avanti aumentare il passo e la distanza nei miei confronti. In realtà poi il compagno di squadra era solo uno, Roberto. Da lontano avrò visto male.
Poche centinaia di metri in piano e si inizia a salire. Col compagno di squadra Carlo facciamo tutta la salita insieme e recuperiamo qualche posizione su chi è partito troppo allegro. Il cielo è nuvoloso ma non piove e ciò rende le condizioni climatiche ottime per la gara.
Al 5° chilometro, mentre sta per terminare la salita, Carlo allunga e nei successivi km di discesa prende qualche centinaio di metri di vantaggio su di me. 
Corro tutti e 3 i km di discesa (incredibilmente) sotto i 4 e raggiungo Roberto col quale scambio qualche parola, ma Carlo è sempre molto lontano.
Ma a fine discesa si ricomincia a salire e so già che in questo tratto recupererò tempo e posizioni. 
E così succede
: supero 3-4 atleti in difficoltà e nell'ultima salitina prima di arrivare sul rettilineo del traguardo mi avvicino a Carlo fino a qualche decina di metri, ma non riesco a fare di più così alla fine taglia il traguardo distaccandomi di 8 secondi. Per lui una grande prestazione e record di 10 minuti sul percorso, mentre io faccio lo stesso tempo del 2019.
Chiudo i circa 10 km di gara con un ritmo medio poco sotto i 4'40''/km che, in considerazione del fatto che nell'ultimo anno e mezzo ero sceso sotto i 5'/km solo 3 volte (due allenamenti e una gara), mi rende molto soddisfatto della prestazione!

data: 16/04/2023
distanza: circa 10 km 
dislivello: circa 250 m
n° finisher: 155
mia posizione: 65° su 138 uomini
tempo:       Vittorio    46' 08''    (4'37''/km)

Vincitore:  Andrea D'Ambrosi     35' 48''   (3'35''/km)    

Vincitrice: Francesca Paone  42' 15''   (4'13''/km)

CORSA DEL MITO - PALINURO / MARINA DI CAMEROTA (SA) - 13/05/2023

LA MIA GARA

La Corsa del Mito è una gara che si svolge tra i comuni di Palinuro e Marina di Camerota nel Cilento. Essendo questa gara arrivata alla 11esima edizione, già da qualche tempo l'avevo messa nel mirino, ma a causa della distanza dei luoghi e al mancato svolgimento negli ultimi anni per la pandemia, l'avevo fino ad ora scartata.
Quest'anno invece, complice la mancanza di altre gare nel periodo, la numerosa partecipazione dei miei compagni di squadra e il fatto che la famiglia di mia sorella fosse solo ad un'ora da auto da lì, mi sono deciso ad organizzare un weekend fuori con tanto di gara inclusa.
Avendo deciso solo una settimana prima di partecipare, non ho fatto alcun allenamento specifico per la gara, ma essendo il mio unico obiettivo il divertirmi va bene così. 
I miei compagni di squadra salgono quasi tutti con un pullman in noleggio, mentre io e qualcun altro in macchina. E proprio la mia macchina 3 giorni prima della gara mi molla in mezzo al traffico cittadino e mi fa temere il peggio visto il lungo viaggio da percorrere. Ma da sola si riprende e neanche il controllo del meccanico di fiducia trova qualche malfunzione. Il problema non si ripete più e quindi il sabato mattino parto più o meno tranquillo.
La gara è alle 17:30 quindi mi tocca fermarmi ancora prima di arrivare a Marina di Camerota per pranzare. Non voglio mangiare ne qualcosa di troppo pesante ne troppo tardi, per non avere ripercussioni in gara. La scelta così ricade sul borgo per me sconosciuto di Policastro Bussentino, che si trova a poco meno di 30' di auto da Marina di Camerota.
Qua mi fermo e con la mia famiglia giriamo nel centro storico e visitiamo il Duomo. Pioviggina così alle 12:30 andiamo già al ristorante dove ho prenotato e pranziamo. Verso le 13:30 ripartiamo e intorno alle 14 siamo a Marina di Camerota, dopo aver attraversato parte del percorso di gara nel quale ho potuto ammirare gli splendidi passaggi delle falesie rocciose che uniscono la montagna al mare. E un paio di salitine abbastanza lunghe e dure.
Le strade cittadine sono già piene di atleti e non vedo l'ora di raggiungere i miei compagni di squadra. Ma proprio quando sto per arrivare al parcheggio dell'Hotel ecco che la macchina mi molla di nuovo, bloccando completamente il passaggio carrabile in quella stretta stradina. Dopo qualche leggera imprecazione l'auto si sblocca come la volta scorsa, così riesco a raggiungere il parcheggio.
Scarico i bagagli, faccio il check in e mi preparo per la gara. E' ancora presto ma bisogna prendere la navetta che da Marina di Camerota arriva a Palinuro perchè la partenza si trova lì.
Raggiungo i compagni di squadra che si trovano al grande parcheggio dello stadio e dopo i vari saluti e le presentazioni con chi non conosco, andiamo al luogo di partenza delle navette. Qua troviamo una bolgia di gente e, nonostante ci sia uno tosto a dirigere le manovre dei pullman e le salite degli atleti sugli stessi, ci tocca provare a salire su 3-4 pullman prima di riuscire a farlo. 
Non appena arrivati al centro di Palinuro ci fanno scendere e dobbiamo andare a piedi fino al porto, ottima occasione per studiare i primi km del percorso di gara, ma purtroppo si mette subito a piovere forte. Prendo il cappello nella sacca che mi sono portato dietro e me lo metto, sperando che non piova fino all'orario di partenza visto che non sono ancore le 16.
Per fortuna la pioggio si ferma e, a parte un altro paio di scrosci, il meteo resta clemente per il resto del tempo. Ritirati i pettorali, consegnate le sacche che ritroveremo all'arrivo e fatte le foto di squadra, intorno alle 17 iniziamo il riscaldamento, insieme alle altre circa 650 persone che partecipano alla gara competitiva.
Alla partenza mi posiziono vicino ai compagni di squadra e quando viene dato il via faccio parecchia attenzione a non cadere urtando qualche altro atleta, visto che lasciata l'area del porto la strada si restringe repentinamente.
Si comincia subito a salire per un km e dal porto si arriva al centro di Palinuro. Vedo i compagni di squadra Roberto e Luca molto davanti a me ma raggiungo Alessandro col quale proseguiamo insieme. Mi supera e si allontana anche Francesco, un ragazzo calabrese di un'altra società che è salito insieme ai miei amici.
Con Alessandro corriamo insieme un paio di chilometri fatti di saliscendi, fino a quando poco prima del 3° km ci inquadra un cameraman in moto. Pensiamo a qualche video che verrà pubblicato successivamente, invece siamo trasmesso in diretta sul grande schermo che hanno posizionato vicino all'arrivo al porto di Camerota, come mi faranno notare dopo mia moglie e mia figlia che non si sono perse la visione.
4° e 5° km sono più o meno in piano e allungo un po' il passo, tant'è che quando arrivo al ponte sul Mingardo mi ritrovo senza Alessandro e in compagnia di un atleta campano al quale per sbaglio tiro una manata ad una spalla, essendomi deconcentrato a guardare il fiume che stiamo superando. Gli chiedo scusa e avanziamo insieme per qualche chilometro, scambiando qualche parola. Entrambi non abbiamo idea di che ritmo gara dover tenere quindi decidiamo di proseguire a circa 4'50''/km fino alla fine, salita permettendo. Raggiungiamo nel frattempo altri due atleti con un'andatura simile alla nostra e includiamo anche loro nel nostro gruppetto. Tutto sembra procedere bene: abbiamo un buon ritmo, non faccio tantissima fatica e le pulsazioni medie sono intorno a 165. Questo fino a circa l'8° km, quando da dietro mi raggiunge la mia compagna di squadra Mariacarmela, scortata da Alessandro e altri amici.
La vedo molto in forma così saluto e abbandono il gruppetto campano con cui stavo procedendo, e mi impegno a provare ad aiutarla a recuperare qualche posizione.
Il primo step è raggiungere Luca, che ci è davanti di qualche centinaia di metri. Il ritmo al km passa dai 4'50'' a poco sopra i 4'30'' e intorno al 9° km raggiungiamo, salutiamo e sorpassiamo Luca. E' iniziata la salita e il ritmo cala, ma nonostante lo sforzo percepito continuiamo a recuperare posizioni. 
Il prossimo obiettivo nel mirino è Roberto, anche se è abbastanza lontano da noi. Continuiamo ad avvinarci e intorno al 12° km raggiungiamo, salutiamo e sorpassiamo anche lui. 
Come nuovo obiettivo mi pongo un paio di ragazze che vedo davanti, in modo da far recuperare altre posizioni a Mariacarmela. La discesa del 12° ci fa un po' rifiatare, ma al 13° c'è di nuovo salita e sento di non poter reggere ancora a lungo questi ritmi. Ma so anche che tra poco il percorso inizierà a scendere verso il porto quindi stringo i denti e continuo a tirare, continuando a ripetere a Mariacarmela (e a me stesso) di resistere che siamo quasi alla fine.
Quando intorno al km 13,5 si inizia a scendere capisco che ormai la gara è finita anche se non so con esattezza cosa ci riserverà il percorso. Anche in discesa continuiamo a sorpassare qualcuno, tra cui un paio di ragazze e Francesco, il ragazzo calabrese che era salito con la mia squadra. 
Arrivati nel centro cittadino inizia ad esserci tanta gente che ci incoraggia e, gasati dalla folla e dando il cinque ai vari bambini posti ai lati della strada, facciamo l'ultimo tratto in salita del lun
gomare in un ritmo da infarto, nonostante dietro di noi non ci fosse più nessuno in grado di raggiungerci. Così dopo l'ultima curva e in vista del traguardo mollo finalmente un po' e taglio il traguardo insieme a Mariacarmela in poco più di 1h e 10', con una media di circa 4'45''/km, tempo per me inaspettato alla luce del dislivello presente sul percorso. E soprattutto concluso con una FC max registrata di 182 bmp che credo sia un record per me. Risulto soddisfatto soprattutto per aver aiutato la mia compagna di squadra ad arrivare 16esima assoluta (su 156 donne) e seconda di categoria.
Riguardo la gara, bella la partenza da Palinuro e fantastica la visuale che si ha da Marina di Camerota nonchè i km tra le falesie. Molto emozionante anche il passaggio tra l'incitamento del pubblico sempre a Camerota. Qualche km della parte centrale della gara invece un po' monotono, ma alla fine proprio questi erano quelli più corribili. 

Corsa del Mito
data: 13/05/2023
distanza: circa 14,85 km 
dislivello: circa 350 m
n° finisher: 653
mia posizione: 202° 
tempo:       Vittorio    1h 10' 32''    (4'45''/km)

Vincitore:  Abdellah Latam   48' 09''   (3'15''/km)    

Vincitrice:  Grazia Razzano   58' 29''   (3'56''/km)

Li Foji 2023

TRAIL LI FOJI - PICERNO (PZ) - 04/06/2023

LA MIA GARA

PARTE 1 - UNA GARA QUASI PERFETTA
Dopo la comunicazione arrivata mercoledì 30 maggio del secondo rinvio del trail di Sala Consilina a causa della peste suina sul territorio, giovedì sera, a poche ore dalla chiusura delle iscrizioni, ho deciso di iscrivermi al Trail Li Foji. Lo avevo inizialmente scartato perchè non avevo tanta voglia di alzarmi alle 5 e farmi 2,5 ore di macchina (e altre 2,5 ore al ritorno...) per partecipare ad una gara a cui avevo già preso parte un paio di anni (anche se allora avevo fatto la 50 km) e che non mi aveva entusiasmato, ma vista la carenza di trail mi sono convinto ad andare.
Le gambe sono un po' stanche perchè la settimana di scarico prevista doveva essere quella successiva, ma confido che con un paio di giorni di riposo riesco ad essere al meglio.
La mattina della gara mi alzo prima della sveglia che era puntata alle 5. Faccio un'abbondante colazione, mi preparo e parto per Picerno. Arrivo in anticipo rispetto a quanto indicato da Google Maps pur facendo il giro lungo da Sicignano, forse per la mancanza di traffico sulle strade. 
Trovo un posto al fresco di un parcheggio multipiano proprio al di sotto dell'anfiteatro Impastato che doveva essere il punto di consegna dei pettorali, punto che è però stato spostato nella piazza Plebiscito che è sede anche della partenza della gara.
Ritiro il pettorale e il pacco gara e torno in macchina a prepararmi. Qui temporeggio fino a dopo le 9 e poi torno a Piazza del Popolo dove saluto l'amico Marco e suo padre, mi faccio punzonare ed entro nella griglia di partenza, dopo una visita veloce in bagno.
Lo speaker fa il breafing sulla gara e ci dice di fare attenzione ai cartelli e alle fettucce; da parte mia sono tranquillo perchè pur facendo ogni anno diversi trail non mi sono mai perso, neanche alla stessa gara del Li Foji da 50 km fatta nel 2021. 
Davanti a me guardo con la massima ammirazione Marco Olmo, leggenda vivente del trail e ospite della manifestazione, che a 75 anni ancora riesce ad essere competitivo in gare così dure.
Alle 9:30 partiamo e attraversiamo il centro cittadino; si sale subito e così sarà per almeno 2,5 km. Quando corro vicino a Marco Olmo mi sembra di essere in una specie di limbo dove la realtà si mescola con i sogni: sto correndo insieme a colui che a 58 anni ha vinto l' Ultra Trail du Mont Blanc diventando campione del mondo, quella stessa persona di cui possiedo un libro e di cui ho visto gli speciali in TV.
La salita è subito dura ma questa parte la conosco già perchè ripercorre un tratto della 50 km; si fa la via crucis fino alla chiesetta e poi la pendenza inizia a diminiuire. Cammino quasi sempre in questi tratti e solo a ridosso della chiesetta ricomincio a correre con continuità.
Continuando a salire giungo al primo ristoro al km 6,4 e 1.187 m di quota; ho le borracce ancora abbastanza piene sia di sali sia di acqua, così afferro una banana al volo e mi butto in picchiata nella discesa, a inseguire il gruppetto di atleti che mi precede. Ma proprio quando arrivo giù vedo gli atleti che tornano indietro dicendo che i nastri segnalatori sono spariti. Effettivamente guardando in alto mi accorgo che gli stessi proseguivano ad un certo punto sulla destra, mentre noi siamo scesi giù. Poco male, invece di tornare indietro, taglio il percorso per raggiungere le balise e mi ricongiungo al sentiero tracciato. E' la seconda volta che imbocco un sentiero non corretto perchè già in precedenza in tanti ad un certo punto avevamo sbagliato percorso, ma in quel caso poi si era ricongiunto a quello ufficiale.
Si continua a salire e scendere nel bosco e non c'è niente da annotare se non che ad una discesa poco prima del 10° prendo una storta alla caviglia sinistra che mi fa sbilanciare e subire una leggera distorsione al ginocchio destro causandomi un dolirino che mi accompagnerà poi fino a fine gara.
Da questo momento, inoltre, inizio a trovare diversi tratti fangosi: inizialmente cerco di aggirli passando dal bosco, ma dopo un po' capisco che è tutta fatica sprecata e procedo diritto, affondando completamente i piedi nella melma e facendo attenzione a non lasciarci dentro le scarpe.
Sempre intorno al 10° km entriamo nel fitto bosco, di cui mi ricordo sempre per esserci passato nel 2021, quando però ero in preda ai crampi e faticavo a camminare. Stavolta vado più spedito e pur in salita riesco spesso a correre.
Intorno al km 12,5 usciamo dal bosco e raggiungiamo l'area dei ripetitori del Monte Li Foji (quota 1.326 m) e da qui iniziano 3 km di discesa che ci porteranno al secondo punto di ristoro, che nella gara del 2021 era invece la sede della partenza.
In discesa i due atleti che mi precedono mi staccano, nonostante faccia un paio di km intorno ai 4'45''/km, e proprio vicino al ristoro mi raggiunge e sorpassa anche un terzo atleta. Al ristoro agguanto un bel pezzo di crostata che dall'aspetto mi ispira molto e rifiuto la birra che gentilmente mi offrono: mi aspetta il km più duro e difficile di tutta la gara e voglio essere concentrato al massimo. Inizia subito infatti il vertical che mi porterà in poche centinaia di metri da quota 1.100 a quota 1.300. Salgo molto lentamente ma nonostante tutto recupero un paio di posizioni. Mi sento bene e so che una volta in cima la gara sarà finita. Purtroppo però non sarà così.

 

PARTE 2 - DISPERSO
Giunti in cima i volontari dell'organizzazione rilevano i nostri chip e ci fanno qualche foto. Sono trascorse 2 ore e 7 minuti dallo start e scoprirò in seguito che mi trovavo alla 14° posizione e, visto che ancora ero abbastanza fresco e che in discesa me la cavo, c'erano tutte le condizioni per riuscire a recuperare anche qualche altra posizione. In effetti il 5° e il 6° arrivati al traguardo sono passati da questo punto di rilevamento circa un minuto prima di me, mentre Marco Olmo (poi arrivato 8°) mi era dietro di 5 minuti.
Al km 15,80 c'è il l'incrocio fatidico: occorre andare a sinistra, ma ne io ne quello che mi precede vediamo indicazioni (c'erano indicazioni?), così seguiamo le balise rosse e proseguiamo sul sentiero che già stiamo percorrendo. I segni sul percorso sono sempre presenti quindi non ci viene alcun dubbio sul fatto che abbiamo preso una direzione sbagliata. Ad un certo punto raggiungiamo un altro ragazzo con qualche problema di crampi e andiamo avanti tutte e tre insieme. Dopo un po' ci raggiunge anche un altro atleta da dietro e il gruppo arriva a 4 componenti. 
Arrivati circa al 22° km, usciamo finalmente dal bosco e raggiungiamo la strada asfaltata, dove ci sono due cartelli: quello rosso della 100 km e quello verde dell 50 km, uno che indica di salire verso destra e l'altro che indica di scendere a sinistra. 
Ci fermiamo a decidere su come procedere anche se capiamo subito che, non essendoci i cartelli gialli della nostra gara, abbiamo sbagliato da qualche parte in precedenza. Uno dei ragazzi dice che la traccia lo porta a salire a destra e così ci incamminiamo ma dopo un po' ci rendiamo conto che stiamo di nuovo tornando in direzione del Monte Li Foji così torniamo indietro e stavolta proviamo a scendere verso sinistra. Corriamo veloci sull'asfalto per circa 1 km ma una volta giù le balise terminano e sia vedendo ad occhio quanto sia distante l'abitato di Picerno sia osservando che la strada poi va in direzione opposta, decidiamo di tornare indietro. 
Quindi risaliamo, stavolta camminando, la ripida strada asfaltata e stavolta decidiamo di tornare indietro sul percorso da cui siamo venuti in precedenza. Ma proprio dopo poche centinaia di metri ecco venirci incontro un altro folto gruppo di atleti (una decina) anch'essi alla ricerca della corretta via da seguire. 
Uno di loro è al telefono con gli organizzatori i quali gli dicono che dal punto in cui siamo (vicino al centro di allevamento bestiame), proseguendo sulla strada prima o poi arriveremo a Picerno. Così una parte del gruppo riprende di nuovo a scendere dalla strada asfaltata mentre gli altri temporeggiano un po', pronunciando frasi irripetibili verso l'organizzazione.
Iniziamo la discesa in 4 (3 uomini e 1 donna), ma il ragazzo che parlava al tel con l'organizzazione poi resta indietro e lo perdiamo di vista. Si corre sempre su asfalto e la discesa è spesso ripida, così inizio a sentire dolore alle gambe e soprattutto al ginocchio a cui mi ero fatto male prima. Il navigatore del mio compagno di corsa ci tiene aggiornati sui chilometraggi mancanti al centro abitato. All'inizio segna ben 6 km da percorrere, che ci porterebbero ad arrivare a quasi 30 km di gara, contro i 23 previsti... Non ci sono più balise e ormai navighiamo a vista verso Picerno.
Al 27° km ritorniamo a trovare delle balise rosse e lasciamo la strada asfaltata per buttarci in una ripida discesa sterrata. 
Si continua a scendere fino a circa 28,5 km per poi iniziare a salire fino al centro cittadino. Finalmente inizio ad intravedere altri atleti davanti a me ma ho deciso che farò l'ultimo km camminando, noncurante di poter recuperare posizioni. Tanto non ha più senso visto il giro che ho fatto.
Taglio il traguardo in 3h 47' 51'', dopo aver percorso circa 29,5 km e 1.650 m di dislivello positivo (la gara prevedeva 23 km e 1.200 m d+...) ma la cosa più strabiliante è che davanti a me ci sono, con la medaglia al collo, parte dei ragazzi che invece di scendere a piedi come ho fatto io si sono fatti venire a riprendere in macchina dagli organizzatori. Mi auguro almeno che siano stato squalificati ma invece proprio davanti a me in classifica trovo il ragazzo che mi ha confermato di essere arrivo in macchina nei pressi del traguardo.
Conclusione sulla gara: ok che fare 3 eventi sullo stesso percorso è complicato, ma non è possibile sbagliare più volte il percorso in una gara, soprattutto quando a sbagliare sono decine e decine di atleti abituati a fare corsa in montagna. Ed è un peccato perchè i luoghi meritano. Non credo però che avrò più voglia di rifare questa gara o almeno non succederà fino a quando la delusione sarà dimenticata, in particolare quella di vedere in classifica gente che è stata ufficialmente trasportata in macchina dall'organizzazione.

data: 04/06/2023
distanza di gara: 23 km 
dislivello di gara: 1.220 m
Dati reali con errore di percorso:
distanza di gara: 29,39 km 
dislivello di gara: 1.644 m
n° finisher: 58
mia posizione: 27° 
tempo:       Vittorio    3h 47' 51''    (7'45''/km)

Vincitore:  Marco Barbuscio     2h 16' 53''   (5'57''/km)    

Vincitrice:  Valentina Maiolino  3h 13' 57''   (8'25''/km)

Pollino Nat Park

POLLINO NATIONAL PARK - TERRANOVA DI POLLINO (PZ) - 18/06/2023

Il Nationa Park Trail è una gara che attraversa una parte del fantastico Parco Nazionale del Pollino quindi la voglia di parteciparvi è sempre ai massimi livelli. La voglia di arrivare al luogo della partenza è invece sempre ai minimi storici visto che si impiegano quasi 3 ore di macchina.
Siccome questa volta però mi ero già messo d'accordo di andare insieme alla società dell'amico Marco, ho uno stimolo in più ad andarci.
La sveglia alle 5 e alle 6:10 sono già al primo punto di ritrovo a Cosenza Nord, dove ritrovo Marco (accompagnato dalla famiglia), un suo compagno di squadra (di nome sempre Marco) e Antonio, forte atleta di una società lametina.
Ripartiamo con due macchine, la mia e quella di Marco, perchè al prossimo punto di ritrovo dobbiamo incontrarci con altri atleti che proseguiranno con noi.
Dopo un'oretta quindi ci fermiamo a Campotenese e incontriamo Valentina, Janet e Fedele, lascio la mia macchina e proseguo con loro.

Tra le varie conversazioni il tempo scorre via veloce, nonostante la strada sia pessima perchè abbiamo scelto di andare a Terranavo attraverso il Pollino. Ma i panorami e l'aria fresca ben compensano la strada tortuosa.
Arrivati sul posto parcheggiamo e ci avviamo per il sentiero sterrato e in salita di circa 1 km che ci porterà all'area di partenza. Qua ritiriamo il pacco garo e riscendiamo alle auto per cambiarci.
Una volta cambiati risaliamo e iniziamo il riscaldamento, anche se io faccio solo poche centinaia di metri perchè mi dedico ad uno spuntino pre partenza: la colazione l'avevo fatta troppo presto e ho un po' di fame.
La giornata è splendida e si sente anche un bel po' di freschetto se si sta fermi nelle zone d'ombra.
Alle 9:49 si parte, con 4 minuti di ritardo sull'orario previsto e dopo un briefing sul percorso, in cui ci viene detto che ci sono un paio di zone pericolose a causa del fango presente.
Quasi tutto il primo chilometro si corre nell'ampio prato della zona partenza, che durante l'inverno è sede di Centro di sci di fondo. Il gruppo è bello compatto e siccome mi trovo al centro di esso cerco di trovare le giuste traiettorie in curva per evitare di urtare contro qualcun altro. 
Poi si entra nel bosco e iniziano una serie di saliscendi che dureranno fino al 7° km. Spesso si trovano zone fangose e sopratutto in discesa bisogna fare molta attenzione e non scivolare. 
Intorno al km 7,5 inizia si inizia a salire seriamente perchè da quota 1.600 si arriverà sopra i 2.000 del 10° km. Altre alla fatica di salire in molti tratti il fango aumenta ancora di più le difficoltà di procedere, ma in questo tratto ogni anno recupero qualche posizione e così succede anche stavolta. Supero anche un discreto numero di escursionisti in mountain bike che viste le condizioni del terreno spingono i loro mezzi a mano invece di pedalare.
Quando intorno al 10° km arrivamo sotto la cima di Serra di Crispo l'ambinete intorno a noi è spettacolare, tra rocce e pini loricati. L'atleta che mi precede va in estasi e ad ogni passo fa foto ringraziando Dio per quello che ha creato. Lo sorpasso e lo lascio indietro, ma nonostante tutte le pause fotografiche durante la discesa dopo la cresta mi raggiunge e supera agevolmente, tant'è che lo rivedrò solo dopo l'arrivo.
Il passaggio sulla cresta per quanto sia bello non riesco a godermelo in pieno perchè a causa dello strapiombo che ho sulla mia sinistra sono costretto a guardare a terra per non avere giramenti di testa per le mie vertigini.
Una volta scesi dall'altro versante di Serra di Crispo subito si risale su Serretta della Porticella, poi si arriva al punto di ristoro e, subito prima di un grande nevaio ancora presente, si piega a sinistra, verso l'inizio della pericolosa discesa tecnica tra pietre e fango.
E siamo al 12° km.
Nella discesa mi ritrovo un paio di persone davanti e, nonostante io sia più veloce, nella prima parte è impossibile sorpassare. Cerco qualche traiettoria diversa per cercare guadagnare qualche metro ma ottengo solo percorso in più e qualche pericoloso salto fuori sentiero, così mi rassegno ad aspettare tempi migliori.
Dopo un paio di chilometri di pendenza si arriva al 14° km e qui si decide di solito la gara perchè nei primi anni ci arrivavo sempre con le gambe stanche e non riuscivo già più a correre se non per brevi tratti. Non che stavolta sia freschissimo, ma continuo sempre a correre restando a poche decine di metri di distanza dai 3 atleti che mi precedono, con la speranza di riuscire a passarli prima o poi. 
Dopo un chilometro e mezzo si scende di nuovo per poi affrontare una nuova salita, dove recuperiamo anche un altro atleta in evidente difficoltà. 
Siamo al 16° e anche in questo tratto gli altri anni ho fatto fatica a correre. Stavolta stringo i denti e cerco di non perdere di vista gli altri del gruppetto e così farò fino alla discesa finale poco prima del 17° km dove, incitato anche dal padre di Marco, spingo sull'acceleratore e recupero due posizioni. L'altro atleta del gruppetto è troppo avanti per recuperarlo e taglia il traguardo qualche secondo prima di me.
Chiudo la gara in 45esima posizione su 130 atleti giunti al traguardo, con i calabrese in forte evidenza visto che i miei compagni di viaggio Marco e Antonio sono arrivati nei primi due posti della classifica maschile, mentre Valentina seconda in quella femminile, nonostate un infortunio avvenuto a inizio gara.

data: 18/06/2023
distanza di gara: 23 km 
dislivello di gara: 1.220 m
n° finisher: 58
mia posizione: 27° 
tempo:       Vittorio    3h 47' 51''    (7'45''/km)

Vincitore:  Marco Barbuscio     2h 16' 53''   (5'57''/km)    

Vincitrice:  Valentina Maiolino  3h 13' 57''   (8'25''/km)

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